Idealismo

In che senso «l'io crea la realtà»?

La riflessione kantiana culmina nell'identificazione di una serie di regole fisse e a priori (le regole della geometria, dell'aritmetica e i principi dell'intelletto puro) le quali, nella conoscenza, costituiscono l'elemento stabile e necessario che, a differenza del contenuto mutevole dell'intuizione empirica, permane sempre identico.
Agli occhi degli interpreti immediatamente posteriori il kantismo appare una filosofia rassicurante sotto il profilo gnoseologico, ma particolarmente debole sotto il profilo ontologico. Infatti, se la realtà può esser conosciuta solo a partire dalle forme a dai concetti puri della nostra facoltà conoscitiva, è ovvio che ciò che noi chiamiamo il “reale” ha, in effetti, una natura ibrida, fatta di forme soggettive e contenuti oggettivi. Tale ibrido è definito col nome di fenomeno.
Il problema, e il nucleo fondamentale della critica che gli idealisti muovono a Kant, sta in questo fatto: se ciò che a noi sempre si dà nel conoscere è il fenomeno, su quali basi Kant può giustificare l'effettiva esistenza di una cosa in sé, al di fuori delle nostre forme e concetti mentali?
Una tale realtà non si mostra mai al nostro conoscere, dunque la posizione della sua esistenza è un fatto arbitrario e indimostrabile. Per questo motivo, concludono gli idealisti, non è dato distinguere il sapere dall'essere, ovvero il contenuto della conoscenza (fenomeno) dall'oggetto reale (cosa in sé), ma si deve concludere che non esiste alcuna differenza tra ciò che noi conosciamo e ciò che effettivamente esiste.
Ma che cosa significa conoscere? Kantianamente conoscere è l'attività dell'io penso che, applicando forme e schemi a priori ai contenuti dell'intuizione empirica, costruisce quell'immagine del mondo che è il fenomeno. Per gli idealisti ciò che noi chiamiamo “essere” o il “reale” è appunto tale costruzione. Per essi, dunque, l'io, nel conoscere crea il reale. Ciò spiega il nome di idealismo: la realtà è Idea (vedi par. 213 dell'Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio).

A questo punto appare chiaro che quando Kant e gli idealisti parlano del “reale” indicano due cose diverse.
Per Kant il reale può esser pensato come il frutto del nostro conoscere (il fenomeno), oppure come ciò che esiste indipendentemente dal nostro conoscere (il noumeno).
Gli idealisti, per i quali questa differenza non può essere data, intendono invece il Reale come l'Assoluto, ovvero come la realtà intesa nella sua interezza, ovvero il luogo che comprende sia gli oggetti, sia l'uomo che li conosce. Nel reale inteso come l'Assoluto, la presenza dell'uomo assume un carattere particolare. L'Assoluto non sta di fronte all'uomo come un oggetto, ma l'uomo sta nell'Assoluto, l'uomo è un momento, una parte dell'Assoluto. In particolare, l'uomo è il momento più alto nello sviluppo della Realtà, in quanto solo attraverso l'uomo l'Assoluto conosce se stesso. L'Assoluto, dunque, non si mostra come fenomeno, ma si forma come autosviluppo che si autoriconosce grazie all'intelligenza dell'uomo, il quale è il mezzo attraverso cui l'Assoluto si autocomprende [Gembillo-Donato, Prefazione, Bubbettino, 2006].
Per gli idealisti, dunque, è possibile affermare che l'io crea la realtà perché io e realtà sono la medesima cosa (pensiero=essere).

Chiarimenti sull'Enciclopedia delle Scienze

Nella Enciclopedia delle scienze Hegel riprende in maniera sistematica il tema dell'identità di reale e razionale esponendo il modo in cui tale identità si trova realizzata nella effettualità.

Questa identità è l'oggetto in primo luogo della Logica che tratta dell'identità di ragione e realtà ancora in sé; in secondo luogo tale identità è oggetto della filosofia della natura (l'identità per sé, oggettivata inconsapevolmente nel mondo naturale); l'ultima parte è filosofia dello spirito che ha per oggetto l'identità di razionale e reale in sé e per sé, ovvero concretamente e consapevolmente realizzata. La filosofia dello spirito a sua volta si tripartisce nelle componenti in cui si concretizza la consapevolezza di tale unità di reale e razionale, ovvero 1) nello spirito soggettivo (la mia intelligenza), di cui la fenomenologia è una parte, 2) nello spirito oggettivo (diritto astratto, moralità, eticità), 3) nello spirito assoluto che è il modo massimo in cui tale identità si manifesta nell'arte, nella religione e nella filosofia.


Chiarimenti sullo Spirito oggettivo


Il diritto astratto è la razionalità dello spirito oggettivo nel suo essere ancora in sé.
La moralità è il divenire per sé di quella razionalità nella forma della volontà individuale.
L'eticità è data dalle istituzioni in cui si concretizza la realizzazione della volontà individuale. Tale volontà, nel suo concretizzarsi in istituzioni sociali, perde il carattere dell'individualità, in quanto l'attore della realizzazione sociale è la totalità degli individui, e prende alla fine quello della universalità della legge (Stato).