Gruppo 1

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Maria Pina, Benedetta, Elisabetta, Salvo

Fonti:



Con il termine dignità ci si riferisce al valore dell’esistenza umana che ogni uomo in quanto persona è consapevole di rappresentare nei propri principi morali, nella necessità di mantenerli liberamente per se stesso e per gli altri. Dignità e umanità sono quindi termini collegati alla libertà dell’individuo di potersi esprimere senza vincoli .La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo emanata nel 1948 afferma che” :L’unico e sufficiente titolo necessario per il riconoscimento della dignità di un individuo è la sua partecipazione alla comune umanità”(QUANDO VIENE ATTENZIONATO PER LA PRIMA VOLTA IL TEMA DELLA DIGNITA’?).In senso antico il termine dignità non aveva nulla a che vedere con il significato odierno; infatti era collegata all’ esercizio di una carica pubblica intesa a livello aristocratico che si opponeva al senso democratico che caratterizza oggi questo termine.I primi ad attenzionare il tema della dignità furono gli Stoici ma in realtà furono proprio i sofisti dell’ Antica Grecia a dare voce al significato di dignità stravolgendolo completamente a livello politico, non più inteso a livello aristocratico ma a livello democratico dove fare democrazia significava “Saper vivere attivamente in una società, partecipare alle assemblee e soprattutto prendervi parola; ecco che qui per la prima volta non è al primo piano l’Archè pronunciato dai presofisti a spiegare l’origine di tutto ma bensì l’ uomo dai cui ha origine anche la città,il primo luogo in cui essi operarono.Il primo filosofo sofista che elevò la funzione dell’uomo a giudice di tutte le cose fu Protagora che con il suo principio”L’uomo è il metro, cioè il soggetto del giudizio delle cose esistenti” riuscì ad esaltare l’uomo sia come individuo singolo che come comunità. Nasce così l’Illuminismo Greco, antecedente del movimento che nascerà in Francia nel 18esimo secolo. Platone successivamente approfondirà questa teoria del mondo protagoreo in uno dei suoi dialoghi più famosi:”IL PROTAGORA”, nel quale viene esplicitato come la virtù politica fu suddivisa fra gli uomini, servendosi di un mito:Platone, attraverso Socrate, racconta che prima de gli uomini furono creati gli animali che furono dotati di tutto ciò che era necessario per vivere….. successivamente venne il turno dell’uomo che ,allora era ignudo e privo di qualsiasi criterio per poter stare insieme all’altro; intervenne allora Zeus mandando Ermete per diffondere sulla terra fra gli uomini Giustizia e Rispetto, che ancora oggi sono i 2 valori fondanti della società umana(…… “Gli rimaneva allora il genere umano.E questo era ignudo… Ecco egli vede che l’altre creature erano accuratamente fornite di tutto;e l’ uomo ignudo, scalzo, senza giaciglio, inerme.Da questa difficoltà Prometeo sorpreso, non sapendo qual mezzo escogitare per l’uomo, ruba insieme con il fuoco la scienza fatta d’abito d’arte proprio di Efesto e Atena e ne fa dono all’uomo.Certo non avevano l’arte politica.Tentavano di raccogliersi; cercavano di fondare città, ma ogni qualvolta si radunavano, offese reciproche sorgevano perché gli uomini non avevano l’arte politica. Onde nuovamente si disperdevano e perivano.

“Zeus, impensierito per il genere nostro, pensò di mandare Ermete a condurre fra gli uomini GIUSTIZIA E RISPETTO…Universa sì, e ogni uomo ne sia partecipe.Le città non potrebbero sorgere qualora pochi avessero parte di qurste virtù.Anzi a nome mio tu devi fare una legge:si uccida, qual peste dello stato, chi nemmeno un po’ di rispetto e giustizia nutre in se stesso…..)

Tutto ciò delinea chiaramente una visione dell’ uomo che riconosciuto le sue naturali debolezze solo entrando a contatto con gli altri uomini ; proprio per questo motivo la politica diventa l’arte di saper vivere nella città.Anche la virtù di cui parla Socrate si identifica nella politica poiché l’arte del saper vivere, si identifica e concretizza nell’arte di saper vivere con gli altri, poiché l’uomo non è uomo se non a contatto con il suo simile; proprio da questo nasce l’idea di BENE COMUNE. Ma tuttavia sembra che Socrate fosse fautore di una politica aristocratica che si contrapponeva a qualunque forma di democrazia e concepisse il governo come un’arte e una competenza da affidare a poche persone. Di analoga visione vi era Platone che nella REPUBBLICA sosteneva il fatto di dover affidare il compito di governare solo ai Filosofi, poiché giudicati secondo le loro attitudini naturali, erano gli unici fra le 3 categorie ad avere il dono della sapienza. Egli identificava i concetti di libertà e dignità con quello di GIUSTIZIA, cioè il dovere di ogni cittadino di compiere il proprio dovere ed essere giustamente retribuito qualunque sia la professione da lui scelta per il benessere comune della polis, concetto che ancora oggi sta alla base della nostra costituzione come affermato nell’articolo 4 che recita:”La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”

A pensarci bene questi filosofi del V e del IV secolo hanno gettato le basi della cultura occidentale fondata sul valore della giustizia , del rispetto della dignità umana e della libertà personale di ogni singolo individuo.(AGGIUNGERE EPITAFFIO PER I CA

Gruppo 2

Valeria, Giada, Francesca

Le radici dei valori

Oggi rispetto e dignità sono valori che vengono spesso travisati. Ogni uomo dovrebbe aspirare a una vita ricca di valori fatta di ricerca e scienza, come diceva lo stesso Socrate: <<Soltanto la virtù porta alla felicità>>. Nell’antica Grecia era la filosofia l’unico modo per arrivare alla conoscenza e alla saggezza. Anticamente il termine sophòs (saggio) alludeva ad un uomo esperto e dotato di una vasta cultura generale, ed era sinonimo di sophistés (sapiente). Infatti nel V secolo si chiamarono sofisti coloro che facevano professione di sapienza e la insegnavano dietro compenso al ceto dirigente, cosa che destò scandalo all’aristocrazia. Nonostante ciò furono i primi a credere nell’equa capacità di ogni uomo a partecipare attivamente alla vita politica, anche se questa capacità rimane subordinata alla possibilità economica. Lo stesso Platone nel Protagora con il mito della virtù politica sostiene che gli uomini entrano in conflitto gli uni con gli altri rischiando la reciproca distruzione (mito di Prometeo). Protagora aggiunge un epilogo che contiene un argomento a favore della democrazia: gli uomini ricevono un dono da Zeus, ossia la virtù politica, necessaria alla sopravvivenza sociale dell’uomo. Ogni uomo possiede la capacità di partecipare in assemblea e questa “predisposizione” viene coltivata dall’educazione perché diventi vera virtù politica, che sarebbe il risultato congiunto di natura e insegnamento. I sofisti spostano dunque l’asse della filosofia dalla natura all’uomo. Lo spazio operativo entro cui si muovevano era la democrazia. Documento di quest’atmosfera è la famosa orazione di funebre di Pericle, nella quale il leader della democrazia ateniese: << Il nostro sistema politico non compete con istituzioni che sono vigenti altrove. Il nostro governo favorisce i molti anziché i pochi; le leggi assicurano una giustizia uguale per tutti, ma non ignoriamo i meriti dell’eccellenza; la libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana, ma questa libertà non ci rende anarchici; ci è stato insegnato di non meritare di proteggere coloro che ricevono offesa. La nostra città è aperta al mondo, noi non cacciamo mai uno straniero. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari mentre attende alle proprie faccende private; un uomo che non si interessa dello Stato non lo consideriamo innocuo, ma inutile e benchè soltanto poi siano in grado di dar vita a una politica, noi tutti siamo in grado di giudicarla >>. Il primo e più importante esponente della sofistica fu Protagora. Egli diceva che l’uomo è il metro, cioè il soggetto di giudizio della realtà o irrealtà delle cose e del loro d’essere e significato. L’uomo protagoreo è misura delle cose ai vari livelli della sua umanità. Il sofista, per Protagora, si presenta come un propagandista dell’utile ossia come un’intellettuale che mediante l’arte dell’eloquenza tenta di modificare le opinioni nel senso dell’utilità. In contrapposizione al criterio debole dell’utile elaborato dai sofisti, che in base al contesto poteva diventare immorale, troviamo Socrate che con la “definizione” trova un criterio che possa valere come universale. Egli parte dal principio di mettere da parte la propria opinione (so di non sapere) per arrivare ad una definizione comune, partorita dalla ricerca attuata dalla ragione, che è guida nella conoscenza, nella paidéia o cultura. Grazie alla cultura l’uomo impara a saper vivere all’interno di una comunità, nel rispetto degli altri educando alla libertà e alla dignità personale.